Nella decina di giorni della mia permanenza ad Almaty sono successe tante cose, tutti avvenimenti spalmati nel tempo. Qui riporto gli aneddoti più importanti, simpatici e divertenti.

–  VISTO CINA – Il programma iniziale era di arrivare ad Almaty, spedire la moto velocemente a casa, ottenere il visto cinese e continuare via treno verso oriente. Purtroppo le cose non sono andate come previsto,il mio contatto per spedire la moto si è dimostrato poco valido, ho perso giorni su giorni, centinaia di email, chiamate ed incontri per trovare qualcuno disposto a spedire la due ruote in Italia. Mi sono presentato nel consolato cinese con tutte le carte compilare, biglietti aerei (fasulli)  prenotati per il visto, date, orari, appuntamenti, ma anche pagando mazzette su mazzette il tempo per ottenere un visto non scendeva sotto i venti giorni. Pochi giorni dal mio arrivo ha iniziato a nevicare: passavo le fredde e solitarie giornate in ostello a scrivere il mio blog, a leggere l’unico libro non russo in ostello, Shantaram (di Gregory David Roberts). I quattordici giorni di visto Kazako iniziavano ad essere stretti, l’ansia, la delusione del fallimento iniziavano a crescere in me, La mia poca organizzazione mi è costata cara.

– ALMATY – I primi giorni di soggiorno in questa straordinaria città Kazaka sono stati splendidi, tempo meraviglioso, sole e lunghe passeggiate per la città ad
aspettare risposte alle mie e-mail. Il mio compagno di viaggio Australiano che avevo abbandonato nel deserto Kazako circa 3000 km fa, per puro caso era finito nel mio stesso ostello !img_1342-large

La moto lo aveva abbandonato in mezzo alla steppa e via treno era venuto nella grande città per comprare dei pezzi vitali. In sella sulla mia moto andavamo in cerca di meccanici: serviva una batteria nuova, delle viti e altri ricambi per rimettere in funzione la bestia. In ostello era arrivato un altro ragazzo ucraino, fisico e faccia da pugile, magro con i capelli corti.

img_1347-largeMai giudicare una persona dall’apparenza: Misha parlava correttamente ukraino, russo, inglese, cinese ed era l’autore dell’unico dizionario esistente di indonesiano-ucraino. Estroverso con una grandissima personalità, senza di lui Rohan ed io non saremmo riusciti ad esplorare la città in maniera profonda: conosceva la storia del posto, mi ha aiutato a comprare una sim card per internet e degustare particolarità del Green Bazar come il latte di cammella e
di cavallo (non provateli, non serve… no, non provateli proprio). Siamo andati a pattinare sul ghiaccio al Medeu,la pista di skating più alta del mondo, rischiando la vita per le cadute. Un sacco di risate, un bel po’ di birre e via a cenare con un kebab giù in città. Pochi giorni dopo è arrivata la neve, Rohan e Misha hanno continuato i loro viaggi e sono rimasto isolato in ostello a leggere e scrivere per un po’ di giorni.img_1371-large

Ogni volta che uscivo per Almaty cercavo un barbiere per tagliarmi i capelli, ma erano o saloni di bellezza carissimi o parrucchieri per donne dove mi mandavano via con disprezzo. Scopro solo dopo una settimana che nello stesso edificio dell’ostello, la porta accanto al minimarket dove ci si riforniva di birra, formaggini e vari snack, una signora tagliava i capelli. Le mostro una foto : “posso averli così?”, “blah, orribile, gli taglio come dico io”. Intimidito e rassegnato, acconsento.

– INCONTRI – Oltre a Rohan e Masha, persone solari e di straordinaria compagnia ad Almaty ho conosciuto altra gente .

David aveva circa 40 anni, un americano magro con i capelli grigi lunghi e con il visto scaduto, mandato fuori di casa dalla sua compagna kazaka si era rifugiato nei primi giorni di nevicare nell’ostello. Parlava discretamente russo, anche se dentro di se aveva un odio e un disprezzo per qualsiasi etnia diversa dalla sua. Parlava arabo, dai suoi racconti poco verificabili aveva vissuto negli emirati per quattro anni. Poco dopo le tre del pomeriggio del suo checkin in ostello era andato a comprare quattro birre e una bottiglia di vodka da condividere con me. Ricordo di aver bevuto mezza lattina e di averlo abbandonato mezz’oretta dopo ripescandolo la sera completamente ubriaco agonizzante nel suo letto.

img_1381-largeIl ragazzo cicciotto russo che non parlava una parola di inglese, sempre molto freddo e serio, era inaspettatamente una persona di gran cuore: la sera cucinava porzioni abbondanti di cibo e preparava un piatto anche per me senza chiedermi nulla, indicandomi semplicemente la mia porzione con un gesto. Dopo aver passato una giornata da solo senza aver parlato con nessuno, mi toccava il cuore trovare conforto dalla persona con apparenze meno umane in circolazione. Non abbiamo mai parlato, non ricordo il suo nome, ma tra noi si era instaurata una amicizia profonda, basata sul lavare i piatti altrui la sera, offrirci birre a vicenda durante la cena in ostello e brindare con un paio di shots di vodka prima di coricarci.

Alla festa di Halloween avevo conosciuto ovviamente delle ragazze: Narina era di Almaty, più o meno della mia età. Da quello che avevo capito dal suo povero inglese, lavorava in un ufficio di interexport e speravo fortemente che avesse contatti che mi potessero aiutare per la spedizione della mia moto. Ci diamo appuntamento per una birra assieme pochi giorni dopo il party in maschera in un locale troppo lontano per andarci a piedi. Tutte le macchine ad Almaty sono potenziali taxi, quindi basta allungare un braccio, sperare che qualcuno si fermi, chiedere se va in quella direzione, montare in macchina e dare un contributo per il passaggio ! Non parlando ne kazako ne russo la sfida era ancora più grande, ma fare l’autostop a confronto delle mille avventure passate in sella era un gioco da ragazzi. All’andata si è fermato un ragazzo che parlava tre parole di inglese e anche se non doveva andare in quel posto preciso mi ci ha portato lo stesso. Al ritorno ho trovato una famiglia al completo che mi ha guardato come un alieno per tutto il tragitto. Narina era in ritardo come tutte le ragazze del mondo, pioveva e ho aspettato consolandomi con una birra chiacchierando con nuove persone al bancone. Dopo cinque minuti dal suo arrivo mi accorgo di quanto più interessante fosse chiacchierare con i ragazzi mezzi ubriachi del bar che con questa ragazza, non solo silenziosa ma senza argomentazioni. Viveva con sua mamma, voleva scappare come tutti i giovani del mondo, ma le sue intenzioni non erano serie, faceva parte di quella categoria di persone che non riesce ad organizzare neanche una crociera senza un tour organizzato, una agenzia viaggi e tre guide turistiche. Non aveva la più pallida idea di come funzionassero le spedizioni verso l’Europa e mentre le parlavo, escogitavo un modo per scappare senza sembrare troppo maleducato.

John, inglese, era un ragazzo molto tondo e barbuto, sembrava sudato anche con -20 gradi. Insegnava a Baku, era venuto in vacanza ad Almaty perché il volo costava poco negli ultimi giorni della mia permanenza in città. Felice di vedere una faccia nuova abbiamo legato in fretta e l’ho portato a vedere il Medeu. Il panorama era cambiato completamente, tutto era coperto da un metro di neve e non vedendolo un tipo troppo sportivo, al posto di andare a pattinare siamo andati in img-20141110-wa0000-largeun locale a bere birra.

Mi raccontava brevi aneddoti della sua vita, semplici ma accompagnati da una carrellata di simpatia. Poche birre dopo ci siamo aggregati ad una compagnia di ragazzi e ragazze del tavolo affianco al nostro, siamo andati a fare guerra di palle di neve come i bambini e si sono offerti di darci un passaggio con i loro lussuosi fuoristrada in città. Abbiamo fatto il giro di qualche locale finendo la serata all’Hard Rock Cafe di Almaty,
un pub molto lussuoso, con musica live e il panino più caro che abbia mai mangiato in vita mia: 20 dollari. Fortunatamente era anche eccezionalmente buono e una volta ogni tanto una spesa pazza ci può stare.

-PARTENZA- Controllavo le previsioni meteo in maniera ossessiva: il visto kazako stava per scadere e dovevo lasciare il paese in sella alla mia compagna di viaggio. Sapevo che per raggiungere il vicino Kyrgyzstan mi aspettavano i due alti passi di montagna percorsi all’andata e non era il caso di affrontarli con una bufera di neve. Per buona sorte, una ondata di alta pressione si avvicinava e il giorno della partenza era stabilito. Per la prima volta la mia direzione non era più EST: ho lasciato Almaty il 11 Novembre, deluso, consapevole che la mia occasione per attraversare mezzo globo via terra me la sono mangiata da solo e che passerà molto tempo prima di ritentare di seguire le orme di Marco Polo per la Via della Seta.