Giornata di calma e relax. In programma oggi ho la visita alla città di Mingun, sito storico situato lungo la sponda del fiume Irrawaddy. Mi sveglio con calma e vado a fare colazione in strada sul largo marciapiede alberato. Uno uomo pakistano con una lunga barba grigia cucina dei gustosi chapati (pane tipicamente indiano) su una piastra tonda di ghisa e mentre me ne mangio un paio non perdo di certo l’occasione per fare due chiacchiere con il cuoco.
Prendo una moto-taxi per il porto ed essendo la nave in ritardo o io troppo in anticipo faccio un giro per uno dei tanti mercati per comprarmi un po’ di frutta. Nell’attesa parlo con la gente che mi sorride, mi pone timide domande (in una lingua che assomiglia all’inglese) sulla mia provenienza, sul mio lavoro, dov’è la mia famiglia, etc. Dopo varie conversazioni scopro con grande gioia che oggi ci sarà un’eclissi totale e con gran stupore trovo e compro con facilità un vetrino da saldatore per seguire il raro evento astronomico senza diventar cieco. Casualmente trovo anche Marcus, il tedesco incontrato il giorno prima sulla collina seguito da un uomo dal viso tondo e capelli rossi: il suo nome è impronunciabile ed essendo dal nord America lo chiamo Alaska Man per i due giorni seguenti. DSC_8875
Ci dirigiamo nuovamente al porto dove è pieno di bambini che hanno voglia di giocare e l’unica parola di inglese che sanno e ripetono continuamente è “money money” ! Niente soldini da me, ma un pacchetto di caramelle viene altrettanto apprezzato. É una giornata stupenda, in cielo non ci sono nuvole, fa caldo e attorno a me (oltre ai bambini che fanno un macello) c’è calma. DSC_8865Alcune donne fanno il bucato lungo il fiume e molti uomini semplicemente non fanno nulla, spendono la loro esistenza in piedi, con la una camicia a quadri, una lunga gonna che lascia solo i piedi con i sandali fuori e ammirano il corso d’acqua scorrere.
Lungo la riva infinite barche sono ormeggiate in seconda e terza fila e sapere esattamente qual è la nostra richiede calma e attenzione.
Finalmente si parte. La nostra barca è grande e ci sono pochi passeggeri a bordo: più o meno cinque o sei locali e quattro turisti. Mi siedo sulla soleggiata prua a prendere il sole con le gambe a penzoloni fuori dalla nave, scuto le lontane sponde cercando nuovi dettagli da cercare sulle rive ma non vedo altro che vegetazione piatta misto sabbia. Il fiume è davvero largo, monotono e la distanza tra Mandalay e Mingun non è abbastanza lunga da farmi addormentare su una delle comode sedia di paglia per i passeggeri .

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Arriviamo a destinazione dove ci sono principalmente tre cose da andare a visitare : la strepitosa pagoda bianca Settawya Paya dove all’interno c’è un’impronta del piede di Buddha, l’enorme pagoda-collina Pa Hto Daw Gyi che sovrasta il paesaggio e la campana più grande del mondo.DSC_8990

Purtroppo la pace e la tranquillità del posto vengono deturpate dall’insistenza delle persone nel volerti fare da guida. A me capita un giovane ragazzo che mi tormenta e mi segue in ogni istante ovunque cammino: inizio molto gentilmente a rifiutare ogni sua “guida”, poi meno gentilmente, poi non gentilmente. Alla fine dico a me stesso che io sono un ospite in questo paese, che questa gente sta solo cercando di guadagnarsi da vivere e accetto rassegnato di seguire le sue scarse indicazioni. Ci arrampichiamo sulle rovine della pagoda incompiuta, un’opera enorme del solito sovrano di turno che all’epoca aveva manie megalomani. Dopo la sua morte il cantiere è andato in prescrizione e i vari terremoti nei secoli hanno tracciato lunghe ferite sulle possenti pareti in mattoni rossi del colosso. In cima la vista è talmente bella che aspetto di gustarmela fino all’ultimo dettaglio prima di scattare una singola foto. Il grigio del fiume Irrawaddy predomina su il verde degli alberi e dove non c’è vegetazione spunta la sabbia marrone chiaro.

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Una volta scesi andiamo a vedere la campana di 90 tonnellate. Per far risaltare ancora di più le dimensioni dell’enorme scultura di bronzo alta quattro metri con un raggio altrettanto grande il più dei turisti prende uno dei mille bambini che girano li intorno e per una caramella fai una bella foto dei due soggetti assieme. L’enorme oggetto è sollevato circa 80 centimetri da terra e con un gesto atletico ci si può infilare dentro. Oltre che atletico il gesto è anche coraggioso perché una volta li sotto mi son chiesto che fosse successo se per un caso sfortunato la struttura cedesse e … rimanere incastrato li non dev’essere divertente.

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La bellissima pagoda bianca non delude le mie aspettative al contrario dell’impronta del piede del Buddha che non è nient’altro che una scultura orizzontale di un piede grande circa un metro per due pieno di geroglifici e disegni vari. Non credo che Mr. Buddha avesse un piede così grande.

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Visito qua e la altre pagode minori e dopo essermi liberato della mia guida faccio un giro per il villaggio con la macchina fotografica in mano. Poco dopo mezzogiorno ripariamo con il battello per Mandalay.
L’eclissi solare è sicuramente la protagonista della mia giornata e una volta tornati al porto ci sediamo tutti assieme sulle rive per assistere al momento di copertura maggiore: tutti con il naso all’insù a godersi lo spettacolo offerto dalla luna.DSC_9012
Per il resto della giornata vado senza meta in esplorazione della città, visitando mercati, camminando lungo strade affollate quanto trafficate, scattando foto e ovviamente con la compagnia di un tedesco e un americano la lunga sosta per una birra fino a tarda serata non si è fatta mancare.
Non sono capace di descrivere la città a parole, troppi dettagli, troppi colori, profumi e rumori da mettere assieme. Spero che le foto rendano lo stesso.

[Camera :Nikon D300

Lens : Sigma 70-300 f2.8 / Nikon 18-70 f3.5-4.5

Software: Camera Raw 6.0]

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