Dopo una buona e lunga dormita mi sveglio che è ancora mattina presto. Quando viaggio ho un alto tasso di adrenalina indescrivibile mista eccitazione in corpo: non importa quante ore dormo, non importa cos’è successo il giorno prima, se sono reduce da influenze o malori. Mi sveglio presto la mattina e cerco di visitare più cose possibili nelle ore di luce.
Sul diario c’è scritto che faccio colazione al “Central Hotel” ma di questo ricordo non ho traccia nella mia mente. Assieme a Nell e Jaakko andiamo a visitare una pagoda vicino al fiume. La struttura è molto bella anche se non di grande rilievo storico/artistico e rimpiango di non essere a vedere la vita quotidiana delle gente di queste affascinante città. Tra vari spostamenti da pagoda a pagoda con taxi fatiscenti la mattinata da turisti passa in fretta e torniamo tutti in albergo dove dopo qualche saluto mi separo per sempre da i miei nuovi amici.

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Finalmente in giro da solo per Rangoon. Il miglior modo per vedere (al contrario di visitare) una città è perdersi in essa: senza regole, seguendo solo profumi e colori, grandi folle o immensi spazi vuoi, vado nella direzione che voglio per ore. Se voglio girare a destra giro a destra. Se voglio fermarmi appoggiato ad un muro per mezz’ora a guardare i passanti mi fermo. In questo caso, seguo le grandi folle di gente che mi conducono a un vasto mercato coperto di stoffe. Pile di vestiti, teli colorati e sacchi enormi partono dal soffitto fino a terra, lasciando solo piccoli corridoi dove si può passare uno alla volta.DSC_8681
Poco più tardi incontro Jim che mi porta alla Big Pagoda in minibus. Lui aspetta fuori perché è mussulmano e per qualche ragione non ha voglia di accompagnarmi dentro. Qui ci sono enormi statue di Buddha d’oro sparse sotto sontuosi tetti decorati: probabilmente quando quest’uomo (Buddha) ha detto “non fate di me un simbolo” metà dei discepoli erano in bagno.
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Passeggio scalzo sul caldo liscio pavimento di marmo e dopo aver visto più o meno tutto esco: andiamo a far merenda. Il “bar” consiste in una stanza ampia all’angolo di due strade, piena di tavolini tutti attaccati. Beviamo del latte di soia con una cannuccia da una bottiglia della coca-cola (che bisogna sempre restituire una volta finita) e mi divoro un altro buonissimo Dragon Fruit ! DSC_8734Visito ancora un’altra pagoda con un altro enorme Buddha dentro, poi stufo di pagode e Buddha con un minivan completamente aperto raggiungiamo un mercato della frutta dove trovo degli enormi pompelmi verdi : non so come si chiama questo stupendo frutto di circa 25 centimetri di diametro ma è talmente bello che ne compro due ! Gli spicchi sono grandi come fette di melone e il gusto è sia dolce che aspro. Non riesco a mangiarne più di metà, sono pieno e più tardi regalerò il secondo frutto al gestore dell’ostello. Mi do alla ricerca di un paio di sandali ma non concludo un buon affare: compro delle scarpe pesanti e son sicuro che mi fregano sul prezzo.
Verso l’imbrunire è ora di andare a recuperare i bagagli e partire per Mandalay. La mia valigia è troppo grande (l’esperienza insegnerà a viaggiare con molta meno cose) e regalo una felpa, qualche maglietta e degli asciugamani a Jim. Arrivo nel piazzale dove ho comprato i biglietti il giorno prima con largo anticipo. Ricevo la sconvolgente notizia che tutte le corriere non partono da li ma dalla stazione dall’altra parte della città. Tutte le strade sono bloccate dal traffico e sono ormai rassegnato a perdere la mia corsa e partire il giorno dopo. Dopo un’ora di viaggio in tuc tuc al mio arrivo scopro che l’autista e tutti i passeggeri del bus sono fermi ad aspettare me. Salgo e partiamo con il buio.
La corriera è piena, non ci sono posti liberi. Il mio sedile è tra le prime file, lato corridoio. Sotto i piedi ho una enorme valigia e il mio zaino viaggia per tutti il tempo sulle mie ginocchia. Davanti a me, dentro il porta oggetti c’è un sacchetto di plastica, uno spazzolino da denti con un tubetto di dentifricio usa e getta. Mi chiedo per cinque minuti cosa serva esattamente quel kit. Scopro con disgusto che il sacchetto serve per.. sputarci dentro. In Birmania è normale abitudine masticare “Betel” una droga leggera che da dipendenza, fa perdere i denti e trasforma la saliva una pastura rosso sangue. Dopo aver masticato tutto il composto per bene lo si sputa per terra. In quasi tutto il sud-est asiatico questa è una pratica diffusa, fa abbastanza schifo ma rende i nonni rugosi e sdentati particolarmente fotogenici. Il mio vicino di posto ovviamente ne fa forte uso e per tutto il viaggio non fa altro che scatarrare dentro il sacchettino. Per i primi minuti lo osservavo con curiosità fissando la pallina di “roba” con cui si riempie la bocca. Accortosi che lo osservo mi fa un bel sorriso e mi dice qualcosa del tipo “VUOI??”. No grazie.
A passo di lumaca usciamo per stradine di campagna e dopo un’ora di viaggio raggiungiamo nel buio più completo una bellissima autostrada. A me scappa tanto la pipì e mi chiedo se per caso ci fermiamo da qualche parte. A breve raggiungiamo un enorme autogrill dove una volta parcheggiato tutte le luci della corriera si accendono e parte a tutto volume un “Per Elisa” del povero Beethoven in formato super elettrico con una unica nota “TIII DII TII DII DIIIIII… “. In un secondo tutta la corriera è sveglia, bambini che piangono, gente sommersa da bagagli che tenta di uscire ma nessuno che protesta. Per tutta la notte la stessa scena si ripete ogni due ore. Ogni maledette due ore, il bus si ferma, parte la musica, tutti si svegliano, si scende si mangia se si vuole mangiare e si va in bagno se si deve andare in bagno. In questa prima sosta mangio con quasi due dollari una deliziosa cena all’enorme self service della stazione di servizio. Verso le 4 di mattina arriviamo ad una città di cambio dove nel mezzo del caos più totale si trova una grossa vasca piena d’acqua con le stesse ciotole galleggianti che c’erano del mio ostello di Yangoon. Tutti si lavano i denti prendono la ciotola e si risciacquano bevendo l’acqua dalla grande vasca. Anche se sono di larghe vedute e non sono di certo germofobico, mi lavo i denti usando la mia bottiglietta di scorta. Alle 5 e mezza, con le prime luci del giorno arrivo a Mandalay.