12 Gennaio 2010 – Rangoon

Mi sveglio dopo ben due ore di sonno. Per paura di riprendere sonno e perdere il volo imposto ben cinque sveglie : tre sul cellulare e due sull’orologio da polso. Prendo un taxi per l’aeroporto e le uniche parole che scambio con l’autista sono “Aeroport” e “thanks”. Arrivo come al solito con un anticipo allucinante e mi addormento ovunque mi appoggio. Una volta in volo tento di bere un caffè per svegliarmi ma l’unico risultato è un mal di stomaco atroce e non riesco a riposare per niente nel breve volo tra le due città.
Arrivo a Rangoon e mentre ritiro i bagagli faccio conoscenza con un ragazzo che sembra muoversi a suo agio in quell’ambiente. Biondo, capelli rasati e occhi chiari, Jaakko quando mi dice che è Norvegese non me ne faccio meraviglia. Questo personaggio diventa la chiave di tutti i miei viaggi: nelle poche ore che passo assieme a lui scopro che è uno spericolato viaggiatore, un backpacker a livelli estremi. Ha 21 anni e da quasi due viaggia da solo. Dopo Medio oriente, Asia centrale, Pakistan ed India arriva qui in Birmania assieme a me. I miei occhi seguono tutto quello che fa e la mia mente continua a prendere appunti che mi serviranno per tutti i miei viaggi futuri. Ecco cosa succedere in questo giorno fantastico.DSC_8595
Le vecchie auto inglesi hanno la guida a destra ma la super dittatura ha ordinato per legge di cambiare il senso di marcia e quindi il volante di tutte le vetture risulta essere dalla parte sbagliata : prima di affrontare un sorpasso si recitano solitamente due rosari. Jaakko contratta per il taxi e si aggrega con noi anche un signore americano di terza età. Ci fiondiamo dentro il caos più totale : un formicaio di persone, carretti con asini, macchine camion bus tuk-tuk e biciclette si inizia a formare sempre di più ad ogni metro che percorriamo per raggiungere il centro città dove vogliamo cercare un posto per dormire. Principalmente per strada vedo uomini snelli e asciutti, dalla carnagione leggermente scura con capelli corti neri e tutti con la stessa moda addosso: una camicia larga con le maniche fino al gomito ed una tipica gonna birmana, il longyi.DSC_8591 Gli edifici di pochi piani sono tutti con gli intonaci ex bianchi, macchiati di nero o mangiati dal muschio e i tetti sono costellati da enormi parabole satellitari. I pali del telefono assomigliano a piatti di spaghetti e mi viene naturale domandarmi come sia possibile in caso di guasto aggiustare un linea telefonia. Più tardi mi spiegheranno che nella maggior parte dei casi se ne tira una nuova lasciano morire di vecchiaia i vecchi cavi dove stanno e giacciono. I marciapiedi sono popolati da venditori di tutto : da orologi, a scarpe a frutta e verdura. Splende il sole, fa un caldo atroce e dopo aver guidato in delle piccole stradine laterali raggiungiamo un primo “ostello”. DSC_8580
C’è un solo letto matrimoniale libero e decidiamo che non ci conosciamo così bene per dormire sotto le stesse coperte. Abbiamo più fortuna nel secondo ostello attaccato alla seconda più grande pagoda della città. Per raggiungere il letto bisogna arrampicarsi per due rampe di scale, scavalcare qualche gatto che dorme nel corridoio, entrare nell’ostello privo di porta spostando una zanzariera, percorrere un altro lungo corridoio scuro e a metà fermarsi per aprire una porta con un lucchetto il quale ci raccomandano di non perdere le chiavi perché ne hanno solo una. Dentro la stanza ci stanno due brande distanti cinquanta centimetri l’una dall’altra, lo zaino parcheggiato ai piedi del letto, una persona in piedi e una seduta. La luce fioca non fa intravvedere di che colore sono (o erano) le lenzuola, ma il non rilevare i troppi dettagli penso sia probabilmente una strategia aziendale studiata. Non ci sono finestre se non per un piccolo buco 20×20 che da sul corridoio e il ventilatore fa un rumore continuo. Il bagno fuori in fondo è costituito da una grossissima tanica piena d’acqua, una ciotola di plastica che galleggiava in superficie ed un rubinetto. Per lavarmi dovrei immergere il ciottolino nella botte e una volta pieno lanciarmi l’acqua addosso. A destra c’è un’altra porta dove oltre si può fare i bisogni. Non è esattamente quello che chiamo un hotel di lusso ma ne in camera ne in bagno c’è odore. Quanto costa un letto? Tre dollari. Tre dollari per notte ?? PERFETTO !!DSC_8657

La prima cosa da fare è procurarsi soldi ! Mamma prima di partire mi aveva raccomandato di andare in banca a cambiali ma Jaakko sapeva bene che il cambio al mercato nero è più favorevole. Raggiungiamo a piedi in pochi minuti il gran bazar e iniziamo a chiedere informazioni a quelli che vendono cose come gioielli od oro. Contrattiamo con TUTTI ! Passiamo a setaccio senza pudore uno dopo l’altro i numerosi negozietti ricordandoci bene quale ci propone il cambio più favorevole. Le banconote da cento dollari intere valgono di più che due pezzi da cinquanta e devono essere nuove, senza pieghe ne strappi. Se gli fai vedere un taglio inferiore a venti il cambio è pessimo. Nella moneta Birmana il taglio più grande in carta corrisponde ad 1000 Kyat cioè UN dollaro quindi una volta trovato il miglior offerente e cambiati i 100 dollaroni mi trovo con un pacco di banconote enormi di due centimetri di spessore. A tenerlo in mano mi sento terribilmente ricco.

É ormai ora di pranzo e seguo la mia guida spirituale norvegese come un segugio. A lato di una piccola piazzetta c’è il ristorante che fa per noi: un uomo con un carretto con del cibo sopra, un ombrellone da spiaggia e dei piccoli sgabelli di plastica rosa. Jaakko, l’americano ed io ci sediamo attorno all’ombra del telo e ordiniamo indicando con le dita perché il cuoco non parla inglese. Con una mano il nostro chef tiene una piccola scodella, con l’atra da un grosso contenitore pieno di spaghetti ne prende una manciata.DSC_8583 Con la stessa mano prende un pugno di condimento e impasta i noodles come se fosse pongo. Una volta impregnati bene gli spaghetti si passa ai condimenti a scelta, presi uno ad uno sempre con la stessa mano. Qui come nel resto dell’Asia è meglio non essere gemofobici. Sono davvero entusiasta di vedere tutto ciò, di essere li e di tutto quello che mi sta succedendo intorno. Il cibo è talmente buono e a buon prezzo che ne prendo subito un’altra ciotola (anche perché era una mini porzione per il mio stomaco).

La Birmania non è difficile da girare ma piuttosto imprevedibile come tempi per muoversi da un posto all’altro. Decido che è meglio lasciare la sera dopo Rangoon, fare il giro del paese e se ritorno qui come da programma un giorno prima del volo posso visitare la città. In caso di ritardi farò a meno della visita ma almeno non perdo il mio aereo.P1040368
Lo stesso ragionamento lo fanno tutti e andiamo a comprare i biglietti per i bus notturni. Alla stazione degli autobus trovo 15 baracche una attaccata all’altra . Ognuna è una agenzia di viaggio che organizza gli spostamenti. Contrattiamo nuovamente con .. TUTTE !! Tutte e quindici hanno prezzi differenti: una ha il Bus con il clima, una senza, una si va a dorso di mulo, una con il camion, una con il taxi… Io punto a Nord per Mandalay, il norvegese e l’americano ad est verso il lago Inle. Alla quarta contrattazione ne ho le scatole piene. Compro il biglietto e una bottiglia di coca-cola congelata. Mi siedo al sole e mentre sorseggio dalla cannuccia della mia bella bottiglia in vetro che dovrò restituire una volta finita, guardo la vita quotidiana della gente che mi passa davanti. Mentre medito sui perché della vita, decido che è ora di mollare gli altri due turisti e girovagare da solo per le colorate vie del luogo. Saluto tutti e ci diamo appuntamento per la sera per cenare assieme.
Giro per la città con i jeans lunghi, scarpe da ginnastica, una canotta aderente nera senza maniche, occhiali scuri, un’ingombrante zaino e a tracolla una Nikon con un obbiettivo lungo quaranta centimetri.P1040362 Mentre cammino mi accorgo che l’attrazione sono io: tutti si girano e tutti mi guardano come un alieno e poco dopo mi rendo conto che probabilmente dovrei cambiare look. Un ragazzino sui 13/14 anni continua a seguirmi e insiste da farmi da guida. Ci penso su un attimo e prendo l’ottima scelta di accettare di seguirlo. É un tipo sveglio, con i capelli corti a spazzola con un sacco di gel, dei jeans con una grossa fibbia di metallo, una camicia a quadri. Assieme ai suoi occhi tondi e scuri, i suoi lineamenti mi dicono che non è di origine birmana e resta un po’ sul vago alle mie domande. L’importante è che parla bene inglese e sa cosa vogliono i turisti come me. Prendiamo un minibus, un catorcio con quattro ruote senza ne porte ne finestre con il pavimento in legno pieno di buchi dal quale si può vedere la strada correre sotto. Arriviamo al “tempio del grande Buddha disteso” dove dentro a questo enorme edificio c’è… un enorme Buddha disteso. DSC_8631Molto più interessante dell’enorme statua è il monastero nella collina sottostante: conosco dei giovani monaci che mi fanno entrare delle loro case per fare una breve chiacchierata, offrirmi un tè e con una gran cortesia il più anziano tra loro mi chiede se sono interessato a vedere la scusa dei più giovani. Visito poi il palazzo dove insegnano a far meditazione e ovviamente bisogna fare molto silenzio perché è ora di lezione.DSC_8629 La mia guida Jim mi porta a visitare un altro tempio con un altro enorme Buddha, questa volta non disteso ma in posizione del loto. Tutte queste visite mi fanno tornare la fame e faccio merenda per strada con un “Dragon fruit” e del tè.

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Torno in ostello a riposare un po’ prima di cena ma non faccio tempo ad uscire dalla “doccia” che Jaakko e Nell (l’americano) sono già di ritorno. Gli racconto la mia giornata in giro per la città ed entrambi mi chiedono come diavolo ho fatto a fare tutte quelle cose in un unico pomeriggio.
É sera ed è finalmente ora di cena. Dopo una breve passeggiata troviamo una via piena di tavoli appartenenti diversi ristoranti tutti l’uno accanto all’altro. L’aria è piena di profumi appetitosi. Ci sediamo, consultiamo un menu e dopo non averci capito nulla chiediamo se oggi hanno pescato qualcosa di P1040385interessante. Vanno in cucina e tornano orgogliosi mostrandoci un grosso pesce fresco. Ordiniamo birre a volontà e altri cibi di contorno come zuppe, riso e verdure. Seduto a tavola con un norvegese, un americano e la mia giovane guida di incerte origini pakistane mangiamo e beviamo come re.
Torniamo verso casa che è quasi mezzanotte. Le strade e i marciapiedi sono vuoti, i venditori sono spariti, tutte le porte chiuse, quasi zero traffico e la poca illuminazione stradale ci fa vedere con fatica la via per l’ostello.P1040384

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1 Comment

  1. …e le puntate successive?!? Sei malefico a iniziare a scrivere un diario online e lasciare la mia curiosità in sospeso giorni! 🙂 sicuramente hai altri lettori che aspettano i tuoi racconti! Proseguiiiii! ! 😉

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